Per visitare i luoghi della Scuola Medica si vada alle sale del Duomo dove insegnò anche San Tommaso d’Aquino, alla Cappella Palatina, al Giardino della Minerva.
L'evento inizierà tra 167 giorniFestività di San Matteo Gratuito 21 Set 2026
L'evento inizierà tra 167 giorniFestività di San Matteo Gratuito 21 Set 2026Per visitare i luoghi della Scuola Medica si vada alle sale del Duomo dove insegnò anche San Tommaso d’Aquino, alla Cappella Palatina, al Giardino della Minerva.
Qual era la sede della Scuola Medica Salernitana? Per decenni gli storici locali hanno cercato una sede in cui identificare il luogo della “prima università europea” senza mettersi d’accordo. Probabilmente una vera e propria sede come quelle che conosciamo noi non c’era, ma le lezioni si svolgevano presso gli studi dei diversi Magistri o presso le cliniche, cioè i luoghi di cura, spesso all’interno dei monasteri nei quali era presente un luogo di cura. Il Monastero di San Benedetto, di cui fu priore Alfano, ad esempio, ospitava quasi sicuramente un luogo di cura e quindi sarà stato anche luogo di lezioni.
Per quel che riguarda l’assegnazione delle lauree abbiamo più siti testimoniati dalla letteratura, sicuramente le due sale del Duomo, la Sala San Tommaso e la Sala San Lazzaro, la prima delle quali, come dal nome, vide la presenza e l’insegnamento del grande teologo della Scolastica. Ma la più prestigiosa delle sedi fu sicuramente la Cappella Palatina edificata da Arechi, che per secoli vide l’assegnazione delle lauree.
Ma il sito che oggi ci può dare più suggestioni e conoscenze della Scuola Medica è il Giardino della Minerva, il meraviglioso orto dei semplici voluto da Matteo Silvatico, il grande medico del XIV secolo.
I personaggi che hanno dato lustro alla Scuola sono tanti, da Alfano I, il vescovo-medico, che fu collaboratore di Gregorio VII e visse l’epoca del passaggio dal domini longobardo a quello normanno. La sua epoca fu anche quella di Costantino l’Africano, il monaco che veniva da Cartagine e che tradusse i classici della medicina dall’arabo al latino, consentendo un passaggio fondamentale di conoscenze in Occidente. C’è poi Trotula del Ruggiero, la medichessa, autrice del primo trattato di ginecologia e il già citato Silvatico, che conobbe e frequentò Boccaccio alla corte angioina di Napoli. Ma furono medici anche personaggi passati alla storia per altri meriti, a testimoniare come a Salerno l’insegnamento della medicina era parte della cultura locale; così è per Giovanni da Procida, collaboratore di Federico II e dei figli Manfredi e Corradino, per finire con Matteo Luciani, patriota liberale, primo sindaco della Salerno città del Regno d’Italia e rinnovatore della città.
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