La Pinacoteca Provinciale ospita una delle collezioni artistiche più importanti della città di Salerno. Lo storico Palazzo Pinto, lungo la via dei Mercanti, accoglie un ricco patrimonio di quadri che spazia dal Rinascimento all’ultimo dopoguerra.
La Pinacoteca Provinciale ospita una delle collezioni artistiche più importanti della città di Salerno. Lo storico Palazzo Pinto, lungo la via dei Mercanti, accoglie un ricco patrimonio di quadri che spazia dal Rinascimento all’ultimo dopoguerra.
La storia della Pinacoteca inizia nella prima metà del secolo scorso, quando il barone Gennaro Pinto donò il primo piano del suo palazzo e la sua personale collezione di opere pittoriche all’Amministrazione provinciale di Salerno. Nel corso dei decenni successivi la collezione si è arricchita attraverso acquisti, donazioni e lasciti testamentari provenienti dall’intero territorio salernitano.
Inizialmente, la Pinacoteca era distribuita tra le diverse sedi della Provincia di Salerno, poiché le sale di Palazzo Pinto ospitavano parte della biblioteca provinciale. Un lungo e importante lavoro di restauro ha interessato questa antica dimora nobiliare dall’impianto medievale negli ultimi anni del secolo scorso, riportandolo all’antico splendore.
Dal 2001 la Pinacoteca accoglie i visitatori in un contesto signorile e di pregio nel cuore del centro storico. Oltre alla sua preziosa collezione, il museo ospita mostre ed eventi di respiro nazionale ed internazionale ed è diventata una tappa obbligata di un’ideale percorso di visita alla città.
Un’affascinante galleria di raffigurazioni sacre, paesaggi, nature morte, ritratti accoglie il visitatore nelle cinque sale della collezione permanente.
Il ricco patrimonio di quadri spazia dal Rinascimento al Novecento raccontando il genio di artisti come Sabatini e i Solimena, fino ai seguaci della Scuola di Posillipo e ai tanti stranieri che hanno operato in Costiera.
L’esposizione si articola in più sezioni, suddivise secondo un criterio cronologico.
Nell’opera l’ignoto seguace di Battistello Caracciolo si è rifatto ad una rappresentazione di Salomè con la testa del Battista che doveva circolare nell’ambiente caravaggesco napoletano. Nel dipinto è raffigurata Salomè in primo piano con il vassoio su cui è stata poggiata la testa del Battista, accanto vi è una donna anziana, identificabile con Erodiade, moglie di Erode e madre di Salomè e a destra c’è il boia ancora il coltello in mano.
Il dipinto è stato attribuito alla scuola degli allievi di Francesco Solimena, con particolare riferimento a Leonardo Antonio Olivieri attivo a Napoli dal 1715. La Madonna è raffigurata con Gesù bambino in braccio mentre tiene un velo di colore giallo e in basse il piccolo san Giovannino intento ad accarezzare un piedino del bambinello.
L’origine della sezione risale al 1999, quando furono acquistate cinque acqueforti e tre acquarelli dell’artista austriaco Peter Willburger. Oggi la sezione ospita più di cinquanta opere di undici diversi artisti. Il territorio salernitano è sempre stato meta di viaggiatori stranieri, già a partire dagli anni del Grand Tour quando di diffuse un grande interesse verso l’antica Magna Grecia, all’indomani anche della scoperta dell’antica Poseidonia/Paestum. Nel corso del secondo conflitto mondiale la costa di Amalfi ha accolto inoltre tanti esuli in fuga dai regimi totalitari, alimentando così ulteriormente l’interesse verso il Salernitano.
Il termine deriva dall’unione di due parole in greco: pinax, quadro, e théke, scrigno. Nel mondo antico la pinacotheca era il luogo all’interno dei santuari o delle case private dedicato all’ esposizione di tavolette di carattere religioso.
Palazzo Pinto sorge nel cuore del centro storico di Salerno lungo una delle sue arterie principali: la via dei Mercanti storicamente sede di attività commerciali ed artigianali. L’impianto originario è medioevale come testimoniato dalle numerose vestigia romaniche riportate alla luce, ed è da ricondurre all’architettura normanna dei secoli XI e XII.
Nel corso dei secoli il palazzo fu rimaneggiato e ampliato in più occasioni, con modifiche che lo trasformarono in una splendida ed elegante dimora nobiliare della quale sono testimoni gli elementi architettonici superstiti: capitelli, cornici, inserti decorativi e archi come quello catalano, al piano terra.
L’impianto attuale dell’edificio risale a non oltre la metà del XVII secolo: da tale data in poi vi fu un ulteriore ampliamento tramite l’acquisizione di altri edifici confinanti a sud e la copertura di una loggia al primo piano, realizzando una sede nobiliare ben più ampia. Nel 1756 tutto il complesso passò nella proprietà della famiglia Pinto, che ne mantenne la proprietà fino alla morte dell’ultimo erede Gennaro, nel 1910, che lo donò tramite lascito testamentario alla Provincia di Salerno.
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