Il Museo archeologico nazionale di Pontecagnano conserva straordinarie testimonianze della civiltà etrusca in Campania, raccontando il periodo di massima espansione di una popolazione aperta a rapporti e scambi con tutto il Mediterraneo.
Il Museo archeologico nazionale di Pontecagnano conserva straordinarie testimonianze della civiltà etrusca in Campania, raccontando il periodo di massima espansione di una popolazione aperta a rapporti e scambi con tutto il Mediterraneo.

Il museo, dedicato e intitolato agli “Etruschi di Frontiera”, raccoglie i reperti provenienti dal centro villanoviano ed etrusco-campano di Pontecagnano, avamposto meridionale delle popolazioni originarie del centro Italia.
Unico museo statale dell’area salernitana, il museo di Pontecagnano conserva un patrimonio di inestimabile valore proveniente dall’insediamento che si è sviluppato nell’area a partire dal IX secolo a.C.
Il nucleo più consistente della collezione è rappresentato dai reperti provenienti dalle oltre 10.000 sepolture scavate nelle necropoli.
Il percorso si snoda in senso cronologico, narrando la lunga storia del territorio dalle più antiche testimonianze di età preistorica fino alla fondazione della città romana di Picentia. L’esposizione propone al visitatore momenti di approfondimento sulla città e sul suo sviluppo urbano, sulle necropoli, sui santuari e sulle produzioni artigianali.
Rilevante è la sezione dedicata alle aristocrazie del periodo Orientalizzante, tra la fine dell’VIII e la fine del VII secolo a.C. A questo periodo sono riferibili alcune sepolture che sono state definite “principesche” per la composizione e la qualità del corredo funerario,
L’esposizione si sviluppa in sei sezioni:
Inaugurato nel 2007, il museo si avvale di numerosi e moderni apparati didattici, ricostruzioni grafiche, ambientazioni, riproduzioni di oggetti e di sepolture.
All’inizio del VI secolo a.C. giungono a Pontecagnano vasai emigrati dall’Etruria che avviano una produzione di ceramica figurata e di imitazione della città greca di Corinto. In base allo stile si possono distinguere due officine, ciascuna delle quali lavora alle strette dipendenza di una famiglia aristocratica. Il Pittore del Lupo Cattivo si distingue per l’originalità nella resa di soggetti e nella reinterpretazione di schemi iconografici.
L’elmo d’impasto presenta alla sommità delle figurine umane a tutto tondo, con il capo, il torso e le estremità notevolmente sviluppati. Gli arti, alquanto ridotti, indicano che i due personaggi sono raffigurati seduti. La figura di sinistra, leggermente più alta, è femminile: lo mostrano la presenza dei seni e di una sottile treccia lungo la schiena. La donna, forse una divinità, cinge il personaggio maschile reso con una testa massiccia ricoperta da un copricapo. L’uomo è molto probabilmente il defunto che viene accompagnato nel suo viaggio nell’Aldilà.
Nella zona occidentale di Pontecagnano, sulla sinistra del fiume Picentino, è stata rinvenuta una necropoli con sepolture che attestano un’occupazione stabile del territorio già nell’Età Eneolitica. Le tombe, del tipo a grotticella, erano costituite da un pozzetto d’accesso in cui si svolgevano i sacrifici rituali e da una cella sepolcrale in cui erano deposti i defunti con gli oggetti di corredo.
Con l’arrivo di genti provenienti dall’Etruria nasce l’insediamento di Pontecagnano che, insieme a Capua e a Sala Consilina, è uno dei centri ‘villanoviani’ della Campania, caratterizzati dal rituale etrusco dell’incinerazione. I resti combusti dei defunti venivano deposti in grandi ossuari biconici, con coperchio a forma di elmo per gli uomini e di scodellone per le donne. L’insediamento è al centro di un circuito di scambi che coinvolge l’intero Mediterraneo, come mostrano gli oggetti provenienti da Sardegna, Sicilia, Grecia, Egitto e Medio Oriente.
Nel 268 a.C., sul sito dell’abitato etrusco-campano, i Romani fondano Picentia. Città ribelle, insorge ai tempi dell’invasione di Annibale, dopo la quale i Romani fondano a controllo del territorio la colonia di Salernum, e durante la guerra sociale (90-89 a.C.), quando subisce una violenta distruzione. Ormai privo di autonomia amministrativa, l’abitato continua ad essere frequentato fino al V secolo d.C..
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Costo: 5 €
Costo Ridotto: 2 €. Gratuito fino ai 18 anni e in tutti i casi previsti dalla normativa del Ministero della Cultura Gratuito la prima domenica del mese e in giornate e fasce orarie prestabilite
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