Musica
Una festa in musica che attraversa il Mediterraneo sulle rotte degli antichi viaggiatori. Tre modi diversi di raccontare il Mediterraneo e le sue tante culture.
Un nuovo progetto per Cafè Loti, il trio formato da Nando Citarella (voce, tammorra, chitarra battente, marranzano), Stefano Saletti (voce, oud, bouzouki, lauta, percussioni), Pejman Tadayon (voce, saz, bamtar, oud, percussioni) che da anni lavorano all’incontro delle culture che si affacciano sull’antico mare.
Un progetto che vede la partecipazione di un ensemble particolare costituito, oltre che da Citarella, Saletti e Tadayon da Monaldo Braconi al pianoforte, dalle voci di Gabriella Aiello e Barbara Eramo, dalle percussioni di Giovanni Lo Cascio e che vede le danze rituali in scena di Jolina Iavicoli, Nathalie Leclerc e Shanti Vittorio Zotti.
Uno spettacolo diviso simmetricamente in due parti. Nella prima, ci sono brani originali che come sempre costituiscono un ponte sonoro tra passato e presente, tra musica medievale e popolare, tra Oriente e Occidente. Un percorso che parte dalla Spagna, si incontra con i trobadours francesi e le cantate popolari di Napoli e del Sud d’Italia, incrocia il canto in Sabir, attraversa le antiche vie della seta, la Persia e, poi si trasforma e diventa una musica capace di vivere di nuova luce, di emozionare e trascinare chi l’ascolta.
La seconda parte invece prende spunto dal lavoro fatto dal Cafè Loti per riportare all’origine lo spirito di mosaico multilingue e multiculturale che animava i racconti e le storie narrate nel Codex buranus che prese successivamente il nome di Carmina Burana. Una rilettura in chiave popolare di questi canti che ne evidenziano la grande forza espressiva e la profonda anima di canti del popolo, arricchiti per l’occasione dal pianoforte del Maestro Monaldo Braconi, uno dei più intensi interpreti della tradizione colta.
Un grande viaggio, quindi, per fare dei Carmina un unicum tra mondi musicali ed espressivi apparentemente differenti che, presentati in questa nuova veste, fanno comprendere e apprezzare il modo in cui la musica Occidentale colta ha sempre saputo accogliere suggestioni della più varia provenienza, ed utilizzarle come un mezzo per rinnovarsi e reinventarsi (come fece Orff nel 1936).
Il trio prende infatti il nome dall’antico Cafè Loti di Istanbul, luogo in cui i viaggiatori si fermavano a parlare, si conoscevano e cadevano le differenze tra Nord e Sud del mondo. E così dentro la musica del Cafè Loti la tammorra risuona su un bouzouki greco, il saz, il setar e l’oud accompagnano il marranzano e il canto a tenore. Si susseguono echi della tradizione sefardita spagnola, cantigas medievali, la musica classica persiana, madrigali, tarantelle, ballate popolari.
Una festa in musica che attraversa il Mediterraneo sulle rotte degli antichi viaggiatori.
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